Sede:Parco Sculture Braida Copetti

Indirizzo:Via Natisone/Via Armentarezza
33040 Frazione di Leproso UD Italia

Orari:Lun — DomChiuso

Contatti:

Parco Sculture Braida Copetti

Di lontana origine germanica, il termine Braida – assieme alle sue varianti Braia, Breda, Bra, Brera– è ancora diffuso in ampie zone della pianura padana. Generalmente utilizzato per indicare un campo suburbano coltivato a prato, nella campagna friulana ha assunto col tempo un significato più specifico: un podere recintato, annesso alla casa rurale, al cui interno trovano posto il frutteto, le piante ornamentali e il vigneto. Diffondendosi in area slava, la locuzione è stata più espressamente associata alla pianta della vite, tanto da assumere il significato di “pergolato di viti” in sloveno e di “filare di viti” in serbo-croato.

Per decenni lo spazio di 17.000 mq su cui si estende l’attuale Braida Copetti è stato destinato alla coltivazione del mais. Nel 2007 gli attuali proprietari hanno acquisito l’abitazione e i campi annessi, ormai non più produttivi. I Copetti hanno quindi avviato un’opera di riqualificazione ambientale finalizzata a trasformare questi campi in una braida moderna, nella quale gli elementi tradizionali venissero riproposti e rivisitati.

Gli unici elementi preesistenti, il vigneto e il bosco di robinie, sono stati preservati e circondati, come tutta la proprietà, da una recinzione ornata da una siepe in carpino bianco e acero campestre. Il viale in ghiaia, adornato da gelsi (una delle piante più caratteristiche della campagna friulana) conduce dall’ingresso al cortile di casa Copetti e separa il roccolo dalle utie.

Il roccolo è una postazione di caccia utilizzata sin dal Medioevo dagli uccellatori nelle aree montane e pedemontane del Triveneto. Nella Braida Copetti si trova su una collina artificiale (i roccoli erano sempre collocati su dei pendii per intercettare i movimenti migratori degli uccelli), sulla quale diciotto piante adulte di carpino bianco vengono a formare due anelli concentrici. Anche le utie erano degli impianti per l’aucupio realizzate con siepi di carpino. Nella Braida Copetti assumono la forma architettonica di otto stanze adibite a spazi espositivi per le sculture, che richiamano anche i teatri di verzura tipici del giardino all’italiana a partire dal XVIII secolo.

Più a sud sono stati creati anche tre campi chiusi cinti da siepi rustiche, che rimandano ai campi ortogonali caratteristici della campagna friulana preindustriale e che sono stati adibiti alla stessa funzione espositiva. Vicino al roccolo si trova la piastra lapidea, delimitata da cordoli in pietra, disposti a terra in modo da formare dei quadrati riempiti con piante aromatiche ed ornamentali. Di fronte ad essa, parallelamente alla vigna, si estendono le trentasette piante da frutto del pomarium (sette di ciliegio e trenta di mele, per un totale di sei varietà). Incamminandosi dall’estremità di questo in direzione sud, si passa sotto due doppie file di meli decorativi, che conducono ad una fila di sedici ligustri. Giunti al suo termine, man mano che ci si avvicina al lato della braida più vicino al fiume Natisone, la disposizione delle piante assume un aspetto meno geometrico: le rosacee (mutabilis, kerrie, canine, rampicanti), le forsizie e i noccioli si alternano a boschetti di pioppi argentati, bagolari, aceri campestri, lecci, ornielli, ciliegi selvatici. A raccordare il tutto con il preesistente boschetto di robinie, una ventina di arbusti diversi per tipologie e dimensioni. Complessivamente, dal 2010 sono state piantate oltre duemila esemplari di una cinquantina di specie diverse.

Nel giugno 2014 la conclusione dei principali lavori architettonico-paesaggistici è stata celebrata con un evento intitolato “Stanze in braida” (con riferimento ai campi chiusi appena ultimati), in occasione del quale è stato proposto un dialogo tra le fotografie di Roberto Kusterle e una scultura di Giacomo Manzù, il Fauno, collocata al centro del roccolo.

Se la progettazione è stata sottoposta a modifiche e revisioni, le finalità dell’operazione sono rimaste sempre le stesse:la Braida doveva diventare l’ambiente naturale per valorizzare al massimo la collezione dei Copetti. Nell’agosto 2016 un’altra scultura di Manzù, un cardinale in bronzo di 341 cm. ha rappresentato una simbolica “prima pietra”. Da allora lo spazio è stato riempito con opere di grandi dimensioni, di diversi autori e materiali (bronzo, marmo, cemento, acciaio), realizzate da artisti contemporanei e maestri del ‘900 friulani, ma anche grandi nomi italiani e internazionali.

La loro collocazione avviene di comune accordo con l’artista o, nel caso di autori scomparsi, è il frutto del gusto e della sensibilità dei Copetti. Ma nulla è immutabile o definitivo, anzi, il parco è un’entità viva sotto ogni aspetto. Dal punto di vista naturalistico, la vegetazione cresce, diffonde semenze da cui spuntano giovani alberi e arbusti. Non tutte le piante hanno lo stesso ciclo vitale: alcune sono stagionali, altre vengono spostate o sostituite. Allo stesso modo, anche la collezione di sculture si arricchisce, si evolve e muta costantemente, presentando nuove opere e accogliendo nuovi autori.

Il parco è vivo anche grazie alle manifestazioni e agli eventi che i proprietari vi organizzano, promuovendo diverse forme artistiche e, più in generale, diversi aspetti legati alla cultura. La Braida quindi collabora con numerose istituzioni – amministrazioni, musei, scuole e università – e intende rendere sempre più accessibili i suoi spazi, coinvolgendo con le sue iniziative sia la comunità locale che i visitatori che vengono da fuori regione.